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New! ANIMALI E CACCE NELLA DIVINA COMMEDIA (gennaio 2009)

Gennaio 26th, 2009 · Nessun commento

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Un libro che si presenta come… Dante falconiere ed etologo

  • Nato grazie a… Mario Pagliai Editore - Sarnus
  • Sgusciato fuori dalla penna di… Giorgio Zauli
  • Pronto a raggiungere amici con… Età e maturità sufficienti!
  • Per sguinzagliarsi dentro un sentiero lungo… 144 pagg.
  • Per perdersi oltre un orizzonte grande…15×21 cm.
  • Al prezzo di… 12,00 euro

Un saggio che fa luce su un aspetto insolito della Divina Commedia (comunicato stampa della Casa Editrice)

Firenze, 26 gennaio 2009 - “Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta, / una lonza leggiera e presta molto, / che di pel macolato era coverta; / e non mi si partia dinanzi al volto, / anzi ’mpediva tanto il mio cammino, / ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.” Il primo incontro della Divina Commedia avviene tra Dante e tre animali feroci: nel primo canto dell’Inferno la lonza, il leone e la lupa sbarrano il cammino al poeta respingendolo verso l’oscurità della “selva oscura”. Le tre temibili belve rappresentano alcuni peccati capitali, molto probabilmente lussuria, superbia e avarizia. Nel variopinto universo di simboli di cui è ricca la Commedia, molti sono gli elementi appartenenti al mondo animale, spesso e con evidenza in riferimento alla precisa sfera della caccia (descrizioni di falconi, segugi, veltri etc.).

 

Li studia il romagnolo Giorgio Zauli, insegnante d’italiano e appassionato cacciatore che, dopo anni di ricerca, pubblica finalmente per la Sarnus di Firenze il suo Animali e cacce nella Divina Commedia. Dante falconiere ed etologo (pp.144, euro 15). Il testo approfondisce anche con qualche illustrazione un aspetto poco conosciuto del divino poema, letto e studiato in tutto il mondo, e si sofferma sugli animali descritti da Dante nel corso delle tre cantiche, trattandone la concezione nella storia e spiegando, anche attraverso riferimenti storici, significati e connotati di ogni singola specie. Zauli pone l’accento sulle descrizioni particolarmente realistiche tratteggiate da Dante, sicuramente pratico d’arte venatoria, specialmente quando tratta di falconeria dimostrando uno spirito d’osservazione degno tra l’altro del più attento etologo naturalista. Il risultato è una specie di “divino bestiario”, completo di rimandi e riferimenti che propongono una lettura originale e curiosa del poema dantesco in un’ottica nuova e interessante. Gdl

 


Il lavoro di Giorgio Zauli fa luce su un aspetto insolito e poco conosciuto de La Divina Commedia, aprendo una finestra sul mondo circostante che Dante ci invita a conoscere attraverso gli animali che lo popolano. È evidente che il sommo poeta fu cacciatore ed etologo (lo dimostrano le sue descrizioni di falconi, segugi, veltri, ecc.) e ciò non dovrebbe stupirci perché questo è avvenuto per secoli e millenni per quanti hanno praticato la caccia per necessità o per passione; stupisce invece che tra gli innumerevoli studiosi de La Divina Commedia pochi abbiano intuito il ruolo di etologo-naturalista e nessuno quello di cacciatore.

 

Attraverso un lavoro interessante e colto, Zauli presenta una specie di bestiario de La Divina Commedia, completo di rimandi e riferimenti che propongono una lettura originale e curiosa del poema dantesco, tramite un’interpretazione mai prima d’ora offerta.

 


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