In questo spazio troverai favole, racconti, storie un po’ più lunghe e forse anche poesie. Scritte da bambini, da ragazzi, da adulti più o meno esperti. Potrebbe passare, da queste parti, persino qualche scrittore. Sei pronto anche tu a fare l’autore? Leggi anche questa, magari, e poi cerca la tua ispirazirazione!
GOCCIOLINA
Testi e disegni di Amalia Scoppola
Terza Puntata - Gocciolina in lavatrice (torna all’indice delle puntate)
Erano passati tanti giorni, settimane, addirittura mesi da quel primo viaggio. Gocciolina, nel frattempo, si era fatta grande e ad ogni pioggia o temporale era sempre la prima a tuffarsi giù senza più paura. La nostra amica ne aveva viste ormai di tutti i colori, ma ogni volta partiva ugualmente piena di entusiasmo e curiosità.
Un giorno, in particolare, era arrivata sulla terra a gran velocità per un temporale di fine estate. Insieme ad altre sue amiche era andata a finire proprio in cima ad una montagna su di uno spigolo di roccia ben appuntito.
“Hai!”. Esclamò Gocciolina.
“Che male! Com’è duro qui!”.
Ma non fece nemmeno in tempo a guardarsi attorno che subito iniziò a rotolare e a correre senza riuscire a fermarsi. Cercava di aggrapparsi a quei pochi fili d’erba che incontrava ma poi le altre gocce che le correvano accanto la trascinavano nuovamente giù. E così con la testa che le girava e piena di lividi, Gocciolina si ritrovò finalmente ferma in un piccolo laghetto.
Tale era la stanchezza che la nostra amica chiuse un attimo gli occhi per riposarsi… Ma quando li riaprì un raggio di sole già la stava riscaldando.
“No… Ti prego raggio di sole, non farmi tornare subito a casa! Aspetta, sono appena arrivata, Ti prego!”.
Il suo lamento giunse alle orecchie di una goccia d’acqua proprio lì accanto a lei.
“Non vuoi ancora tornare a casa piccola?”. Le chiese.
“No… Non voglio!”. Rispose tra le lacrime Gocciolina.
“E allora seguimi!”.
La goccia d’acqua prese per mano la sua nuova amica e si tuffò nel fondo del laghetto. Proprio al centro, tra due sassi, una porticina si apriva su di un lungo corridoio. Gocciolina, come al solito piena di curiosità, si lasciò scivolare attraverso quella porta senza pensarci due volte.
“Ciao, piccola. Buon viaggio!”. Le disse la goccia d’acqua lasciandole la mano.
“Ciao, tu non vieni con me?”. “No, ti ringrazio ma sono stanca. Sono tanti anni ormai che vivo in questo laghetto e preferisco rimanere qui a riposarmi. Sono vecchia, sai, e presto tornerò sulle nuvole per sempre. Vai, vai, non perdere tempo e… divertiti!”.
Le due amiche si guardarono ancora un momento, poi Gocciolina lasciò richiudersi la porta alle sue spalle. Il corridoio era lungo e stretto e scendeva, scendeva sempre più giù. Si procedeva però con dolcezza e senza urti o strattoni.
Ad un tratto Gocciolina ebbe la sensazione che qualcosa stesse cambiando. Si ricordò che il papà le aveva raccontato di come gli uomini riuscissero a catturare l’acqua per portarla direttamente nelle loro case. Le aveva parlato dei tubi e dei rubinetti come di un qualcosa di molto strano.
Ebbene, la nostra amica ebbe la sensazione di stare proprio dentro ad un grosso tubo! Le pareti erano rotonde e lisce, si camminava a singhiozzi e, a destra o a sinistra, si aprivano e si chiudevano delle strane fessure: tutto corrispondeva perfettamente ai racconti del suo papà.
La curiosità era enorme! Cosa c’era dietro quelle fessure? Il papà, in tutte le sue descrizioni, non le aveva mai voluto svelare quell’ultimo particolare. E così, alla prima opportunità, Gocciolina si infilò dritta dritta dietro ad altre gocce.
Ai suoi occhi si aprì uno spettacolo davvero imprevisto: curve, incroci, porte e un gran traffico di gocce che correvano, si scontravano, partivano e si fermavano in continuazione. Insomma una gran confusione.
Ma dove mai era andata a finire?
“Cosa succede qui?”. Domandò.
“Qui puoi scegliere che strada prendere”. Risposero in coro le gocce più vicine a lei.
“A destra si va nella vasca, più avanti a sinistra nel lavandino e in fondo a destra, poi, nella lavatrice…”. “Cos’è la lavatrice?”. Domandò ingenuamente Gocciolina.
“Come, non sai cos’è la lavatrice? Prova… vedrai che spasso!”. Esclamarono sorridendo tutte quelle gocce.
La nostra amica ci pensò un po’ e… via, in fondo a destra!
Che meraviglia! Con un gran salto Gocciolina si adagiò su delle morbide nuvole colorate piene d’acqua che ondeggiavano a destra e a sinistra. Era quella allora una lavatrice?
Ma ad un tratto tutto intorno a lei iniziò a girare, prima piano piano, poi sempre più forte… Più forte… Ancora più forte! Si sentì schiacciare contro qualcosa, era paralizzata, non riusciva più a muoversi. Povera Gocciolina! In quel momento non le sembrò poi tanto divertente quella lavatrice.
Poco dopo, però, tutto tornò come prima e lei, insieme a quelle nuvole colorate, riprese ad ondeggiare delicatamente. Continuò ancora a giocare in quella strana giostra poi, dopo un giro più forte degli altri, tutto si fermò.
Effettivamente era stata un’esperienza nuova ed affascinante e Gocciolina, un po’ frastornata, si aggrappò al primo oggetto accanto a lei: un piccolo calzino rosso.
“Buongiorno, io mi chiamo Gocciolina, e tu?”.
“Buongiorno, io mi chiamo Calzino rosso di Elena”.
“Come di Elena…”. Chiese subito la nostra amica.
“Sì, di Elena. Così mi chiamano. Quello laggiù, invece, si chiama Calzino azzurro di Marta…”.
“Elena… Marta… Ma allora! Sono forse due sorelline simpatiche che abitano in una bella casetta con il giardino?”. Domandò piena di gioia Gocciolina.
“Si, perché le conosci?”.
“Certo, sono due mie grandi amiche! Ma guarda un po’, sono capitata proprio nella lavatrice di casa loro. Pensi che potrò vederle per salutarle?”.
“Forse sì. Qualche volta aiutano la loro mamma a stendere i panni lavati qui dentro. Speriamo che oggi ci siano!”.
Mentre Gocciolina e il Calzino rosso di Elena continuavano a chiacchierare delle loro amiche comuni, qualcuno aprì lo sportello.
Una mano si avvicinò a loro, li prese e li adagiò in un catino.
Gocciolina si guardò subito intorno sentendo delle vocine in lontananza… Eccole! Erano proprio loro!
“Elena! Marta! Venite ad aiutarmi!”.
“Io non ho voglia mamma, sto giocando!”.
“Io nemmeno!”.
“Grazie…, almeno raccoglietemi quel calzino rosso lì per terra”. “Va bene mamma”.
E una manina piccola e gentile si avvicinò a Gocciolina che se ne stava abbracciata stretta stretta al suo amico.
“Marta! Corri! Guarda, c’è Gocciolina! Ciao, come stai?”.
Elena aveva riconosciuto subito la nostra goccia d’acqua e aspettando la sorella si era messa a chiacchierare con lei.
Insieme le due bambine portarono il calzino alla mamma… Non prima, però, di aver fatto scendere la loro amica in un vasetto pieno d’acqua.
“Ecco, qui potrai rimanere con noi per un po’!”. Disse Marta.
“Grazie, sono proprio contenta. Ho tante cose da raccontarvi! E voi? Ditemi un po’, state bene?”.
“Si, ma ora andiamo più in là all’ombra. Non vorrei che il sole ti scaldasse troppo”. Disse ancora Marta premurosamente.
Passarono così insieme alcuni giorni. Elena aveva trovato un bel nascondiglio in camera per non far trovare quel vasetto alla mamma. Effettivamente ne avevano di cose da raccontarsi e di certo in quei giorni non si annoiarono.
Giunse però il momento per Gocciolina di tornare a casa.
Chiese alle due sorelline di accompagnarla in un angolo ben assolato del giardino e lì, proprio accanto ad una margherita dietro l’altalena, le salutò.
“Ciao Elena, ciao Marta, a presto!”.
“Ciao Gocciolina, siamo state proprio bene con te. Torna a trovarci!”.
Un’altra avventura era terminata…
… Ciao Gocciolina, come sempre, anche da noi! (torna all’indice delle puntate)
Amalia Scoppola
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