Un libro che si presenta come… Piccole alchimie per grandi sentimenti
- Nato grazie a… Rizzoli - RCS Libri Spa
- Messo in fila indiana tra i volumi detti… Saggi Italiani
- Sgusciato fuori dalla penna di… Bruno Contigiani
- Pronto a raggiungere amici con… età e maturità sufficienti!
- Per sguinzagliarsi dentro un sentiero lungo … 182 pagg.
- Per perdersi oltre un orizzonte grande… 13,5 x 19 cm - cartonato
- Al prezzo di… 15,50 euro
Anni di crisi generalizzate, di rabbie che crescono e s’impossessano d’ogni parola, di ripensamenti fatti ancora tra i denti, di aggiustamenti a strattoni, di narcisismi che forse finalmente s’incrinano e di spaesamenti che s’ingigantiscono…. Credo che per molti (e non solo per me) sia arrivato nel momento più azzeccato, questo libro, che definirei senza dubbi ‘gentile’ e rassicurante e sereno.
E’ arrivato, magari, nel momento in cui qualcuno di noi aveva cominciato a mettere la sveglia sempre più presto: per riuscire a fare tutto (forse anche troppo?) o semplicemente per paura d’essere tacciato di non combinare mai abbastanza. Di non essere economicamente o socialmente o ’strategicamente’ abbastanza interessante, diciamo. Si tende a soffrire, del resto, del dubbio di non risultare in qualche modo onnipresenti, in questi tempi di horror vacui anche delle più sane solitudini, vissute spesso con esagerato timore d’invisibilità.
Può essere, d’altronde, che le parole di Bruno Contigiani siano colate come pioggia sottile anche sulla vita di chi non si trovi di fronte a una scelta opinabile; ma debba perentoriamente ricominciare da zero. Per ragioni diverse, ce n’è di gente così: gente che per forza di cose si trova - dopo un licenziamento, dopo una maternità, dopo un divorzio, dopo un trasferimento… dopo tutto! - a doversi ricostruire da capo; e proprio non sa da dove cominciare. E vorrebbe, forse, percorrere questa nuova strada appunto con un più cauto ‘passo d’uomo’; ma non ne ha tutto il coraggio o le opportunità. Perché si sente mettere, da ogni lato e anche da se stessa, una fretta spropositata. Un panico nel petto.
In tutto questo, Chi va piano è invece scivolato tra le mie mani con semplicità sconvolgente, scardinando ogni complicazione superflua. Per me è arrivato alla fine d’una frazione di tempo - interminabile? Fulminea? Chi può dirlo! - caratterizzata (e qualche volta, lo ammetto, appesantita) da decisioni controcorrente. Un tempo con le sue scoperte e le sue contraddizioni, ma certamente ricco anche di grandi conquiste. Un tempo effettivamente anche ‘rallentato’. Però, comunque, un’occasione di crescita necessaria, cui ora occorreva una conferma esterna: per non scivolare di nuovo nell’ansia data dalla possibilità d’aver travisato tutto, per fare un ordine tangibile (e, se possibile, abbastanza definitivo) tra le reali esigenze di produttività o d’efficacia e le seghe mentali di questo mondo un po’ balordo.
Insomma, trovo che la lettura di queste pagine di Contigiani possa risultare molto utile non solo a chi voglia ora dare una sterzata alla propria vita; ma anche a chi - fatte già certe scelte di fondo in merito alla propria realizzazione e alle proprie relazioni - abbia bisogno di un sostegno, perché non è comunque sempre facile restare centrati e indipendenti da altre suggestioni. A volte, d’altra parte, i suggerimenti esterni possono pure essere indicazioni superficiali, anche se non necessariamente si tratta di stupidaggini. Spesso sono semplicemente criteri per noi ormai inopportuni, e soprattutto non funzionali ai nostri obiettivi più vitali.
Dunque è per me comparso, questo libro, come certi sguardi empatici degli amici veri: comprensivi e bonari, ma anche estremamente chiari e diretti. Senza mezzi termini, se necessario. Ed è riusicto a ricordarmi - di sicuro! - che per non sentirsi vivi (o strassati?) come gli altri possiamo fare delle grandi sciocchezze. Oppure non farle, liberamente. E in questa libertà (fatta di no e di sì pronunciati ‘con andamento lento’) ci può essere molta felicità. Una felicità saggia, ma anche ’simpatica’.
Così, dentro lo sguardo ospitale di queste pagine, hanno ripreso a sorridermi molti convincimenti, che in questi anni ho acchiappato o sto cercano di acchiappare in volo. E che non vorrei perdere di vista. Tra questi, la necessità di dare tempo (minuti, ore, giornate, anni…Perché no?) allo scambio di affettuosità, di riti, di emozioni, di amorevoli presenze e assenze, di esempi e di ‘allenamenti’ con i figli. Perché è vero, sì, che la qualità è molto importante. Ma… Quale qualità di vita e di amore può esserci senza un tempo ragionevolmente sufficiente? E dare tempo non significa sempre perderlo ineluttabilmente. Nè sprecarlo. Nè buttarlo. Nè - per esempio nel caso dei figli - farne un uso manipolatorio o invadente.
Chi va piano’ chiama se stesso a essere altruista, in un equilibrio fluido di giuste ambizioni e di necessarie consapevolezze. Ricordarselo è incoraggiante e ‘rinfrescante’, in tanto pessimismo.
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